2 novembre
novembre 02, 2026Nel mese di ottobre sono stata a Milano 3 volte e questa cosa non mi capitava da tantissimo tempo.
Ho fatto cose e visto gente, ma mi sono anche stranita parecchio.
Sono tornata in molti luoghi che ricordavo come familiari riconoscendoli e sono stata in luoghi in cui avrei dovuto vedere qualcosa di familiare e invece mi sembrava di non esserci mai stata.
Ho pensato che non ero più nella mia città . Ero solo a Milano.
Questa cosa ha un nome: si chiama PLACE IDENTITY.
Il concetto di Place Identity ( Proshansky), ci dice che i luoghi fisici in cui viviamo entrano a far parte della nostra identità personale e della nostra psiche.Proshansky descrive la Place Identity come una sottostruttura del sé (Self-Identity) composta da ricordi, sentimenti, idee, valori, preferenze e significati legati agli ambienti fisici con cui interagiamo quotidianamente o nel corso della vita.
Il 23, Mariposa, l'Emporio del libro, la Creperie di Brera, Fiorucci, la Scrofa Semilanuta, Zap e il Bar Liceo per citare posti che frequentavo con continuità negli anni 90, credo non esistano più (o se ci sono non sono certo uguali) e nemmeno io "ci sono" più.
Ho lasciato Milano nel 2006 e ho lasciato anche la me che frequentava Milano. Quella Valentina lì non c'è più e credo che se fossi rimasta lì, non sarei quella che sono ora. Non parlerei come parlo ora e non avrei le stesse abitudini.
I luoghi finiscono per diventare parte della nostra identità perché trattengono i ricordi, le relazioni, le esperienze e soprattutto le persone che ci conoscono da prima che diventassimo quelli che siamo oggi.
Andando a cena vicino a Corso Como, un'amica mi ha detto: ma ti ricordi lì c'erano le Varesine (inteso come Luna Park) e il Casablanca e io guardandomi intorno non ho riconosciuto niente. Forse non ci sarei nemmeno saputa arrivare (il senso dell'orientamento non l'ho perso perchè non l'ho mai avuto). à lì che un pochino mi sono rammaricata. Ho perso dei pezzi. Di luoghi, di memoria, di me.
Il luogo da cui mi sono allontanata continua a evolversi (strade, negozi, locali nuovi ogni mezz'ora) e io mi evolvo da un'altra parte. Non siamo più insieme. Io non sono sua e lei non è mia.Ritornare e non ritrovare la corrispondenza esatta con i miei ricordi genera proprio un senso di straniamento: il luogo in cui mi trovo entra in conflitto con il luogo che mi ricordo (o meglio, con il luogo che ho interiorizzato corrompendolo con le mie sensazioni e i miei sentimenti).
E quindi? Quindi non sono più a casa.
Ma non sono a casa nemmeno qui a Firenze perchĆØ non riesco a riconoscere Firenze come parte della mia identitĆ .
Mi manca tutta la prima parte.
Firenze non parla di me, non riflette la mia storia o i miei valori. Mi manca quella sensazione di riconoscermi in questo posto che continuo a percepire come estraneo, impedendo al mio cervello di abbassare le difese ed entrare nello stato di "casa". Quando qualcuno mi chiede indicazioni (povero lui) e inizia con: lei è di qui? Io istintivamente rispondo NO! Ma porca miseria, 20 anni di onorata carriera a Firenze mi avranno resa un pochino di qui, no?? E invece proprio per niente. Non sento che le mie radici sono qui, non sento attaccamento e orgoglio fiorentino (e ahimè qui attaccamento e orgoglio te li consegnano con il codice fiscale), ma sento il privilegio di abitare in un posto bello, di averne assorbito le comodità e le abitudini, non ho però la spontaneità di chi ci abita da sempre, sono sempre un po' turista (che da un lato è molto figo perchè stupirsi del bello ad ogni angolo e non vedere solo magagne è comunque una cosa assai positiva). à come se la mia biografia facesse un salto di continuità .
Quest'estate mentre ero in ospedale, le infermiere entravano nella mia stanza e mi chiedevano: come stai? E io dicevo il mio BENE bello chiuso, come si dice all'ombra della Madonnina. Poi mi dicevano da dove vieni e io pensavo intendessero dove abiti e quindi dicevo Coverciano e loro: ma non ci risulta che a Coverciano si parli cosƬ... e poi grosse risate.
Però io ci penso e mi dico: da dove vengo e dove abito non sono la stessa cosa e perchè ho pensato che mi stessero chiedendo una cosa e non l'altra?
Insomma posso vivere benissimo in un posto senza sentirlo mio? E infine posso continuare a sentire mio un posto che nel frattempo è diventato quasi irriconoscibile e che forse oggi non esiste più?
Credo che la risposta sia sì, posso fare tutto. Però...
1 commenti
Come ti capisco! io, che pure mi sono spostata di poche decine di chilometri a volte mi sento un'apolide...
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