4 maggio

maggio 04, 2026

Volete sapere la mia su Il diavolo veste Prada 2?
Io ve la dico lo stesso.
Non ho voluto leggere o ascoltare le recensioni delle persone che seguo, perchƩ non volevo essere influenzata e non volevo venire qui a dirvi le stesse identiche cose che potrebbero dirvi loro. Quindi vado a ruota libera.
Ovviamente contiene eventuali spoiler, ma non vi dirò chi è il cattivo della storia.
Non posso dire che sia orribile, ma posso dire che ĆØ stata un’occasione mancata?
Hanno buttato nel mezzo un sacco di argomenti interessanti e non ne hanno portato in fondo nemmeno uno.
  1. Miranda pubblicizza sulla rivista, in modo superficiale, un sito di fast fashion che sfrutta i lavoratori. Andy viene assunta per gestire la crisi e ridare credibilitĆ .
    Tempo dedicato alla questione: un minuto. Non sappiamo nemmeno cosa abbia scritto Andy (oltre ad aver fatto un mea culpa). Eppure ĆØ una piaga enorme per la moda.
  2. Nessuno compra più le riviste cartacee, ma nemmeno l’online se la passa bene. L’articolo viene visto da moltissime persone, ma chi lo legge davvero?
    Tempo dedicato alla questione: un minuto.
    Vediamo Andy lavorare ai suoi pezzi giorno e notte, ma non abbiamo nessun riscontro: se quei pezzi abbiano rilevanza, di che cosa parlino, o se facciano pendere la bilancia a suo favore oppure no.
  3. Miranda era famosa per essere totalmente scorretta. Ce la ricordiamo tutti la battuta: “Mi sono detta: provaci, corri il rischio, assumi la ragazza sveglia e grassa...”.
    Beh, ora ha accanto qualcuno che le dice che certe cose non le può più dire, così come non può più lanciare il cappotto addosso alla gente e pretendere che glielo sistemino.

Ma scusate: prima lo poteva forse fare? Ovvio che no.
Poteva non chiamare le persone con il loro nome? Poteva pretendere l’impossibile e licenziare nel caso il compito non fosse stato portato a termine?
Non è una questione di tempi che cambiano: nessuno sul posto di lavoro può essere così intimidatorio. Ma lei poteva, perché era il DIAVOLO.
Ora il diavolo non è più così pauroso, ed è quasi macchiettistico il fatto che sia sfinita dopo aver provato a sistemarsi il cappotto, oppure che si ritrovi a mangiare in caffetteria o a viaggiare in economy.

  1. Altra questione spinosa, da più o meno sempre: gli inserzionisti.
    Emily dice: “Non c’ĆØ un voi senza di noi”, indicando che senza la pubblicitĆ  non ci sono i soldi per gli articoli. Ma una rivista di moda potrĆ  mai essere obiettiva su uno stilista o una sfilata, se quello stesso stilista le dĆ  da vivere?
    Non è il conflitto di interessi più vecchio del mondo?
    I giornalisti di moda delle grandi testate non possono più essere rilevanti in questo senso, perché non hanno la possibilità di stroncare qualcosa. Ma anche gli indipendenti, se vogliono essere invitati alle sfilate, in qualche modo non saranno più liberi di dire quello che pensano davvero.
Quindi?
Quindi non ĆØ un film sulla moda. Non c’ĆØ nessun monologo sul ceruleo che possa, in qualche modo, farcelo credere. Non vediamo Miranda all’opera, a parte la scena con Marc Jacobs, che dura meno di un minuto.
Mi ĆØ sembrato che ci fosse la gara a comparire, ma non ad avere senso.
Ci sono bei vestiti, ma posso dire serenamente che questo film non scatena nessun nuovo bisogno. 

Gonna Sacai, forse la cosa che mi è rimasta più in mente

Giacca Margiela

mi piacciono i gioielli e la maglia bianca di Phoebe Philo, ma se una maglietta bianca deve essere in cima alle mie preferenze qualcosa non ha funzionato.


La scena con Gisele nel primo film ce la ricordiamo tutte, cosƬ come il look Chanel in casa di Miranda  ci viene ancora a visitare in certe notti insonni e siamo praticamente sempre “in disperato bisogno di Chanel”.





La presenza di Lady Gaga era necessaria? Boh. Si suppone che Miranda abbia bisogno di lei… ma non c’ĆØ nemmeno un dialogo vero e proprio.
Non c’era nemmeno bisogno di girare in Italia (anche se la scena di Miranda in galleria, da sola, mi ha commossa — ma lasciatemi perdere, sono una vecchia sentimentale), perchĆ© la logistica non ha, secondo me, lo stesso peso che aveva Parigi nel primo film.

Anche la storia d’amore di Andy ĆØ discutibile. Lui (di cui non ricordo nemmeno il nome, e l’ho visto ieri!) pare essere un brav’uomo, ma lei con lui ĆØ insopportabile. E, francamente, la storia evolve in modo cosƬ veloce che non capiamo nemmeno quanto tempo passi dal primo appuntamento alla fine.
I colleghi di Andy che all’inizio del film sembrano prepararsi a essere rilevanti (un po’ l’ago della bilancia morale, per non farla risucchiare di nuovo nel mondo di “tutti vogliono essere noi”), scoppiano come bolle di sapone.
Nella mia umile opinione (e oggi me la sento caldissima) potevano risparmiare su molte cose — questo film sarĆ  costato una follia — e impegnarsi di più nella scrittura. Non c’ĆØ una battuta memorabile! Non potranno fare magliette a tema con questo film: non hanno pensato al merchandising? L’unico personaggio a cui si vuole sempre bene ĆØ Nigel.

Il diavolo ĆØ Andy, ĆØ Emily ed ĆØ ovviamente Miranda. Ma non fa paura.

Ditemi la vostra se vi va.

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