Oggi vi racconto una storia

maggio 22, 2013

Di sicuro avete visto in giro, sia sul web, che sul braccio di qualche fortunata, dei braccialettini molto carini, dal sapore incredibilmente vacanziero.
Non si può non notarli e pensare a: sole, mare, vacanze, isole, abbronzature e tutto quello che fa rima nella vostra mente con il blu del cielo e dell'acqua e il giallo del sole e della sabbia.
Sto parlando dei braccialettini con le tartarughe, originari (o originali) di Lampedusa.


Tartarughini di Lampedusa al braccio di Elena Braghieri

Ho deciso di raccontarvi questa storia perchè è carina e poi perchè ci da modo di fare anche una riflessione.
C'è un  piccolo antefatto che risale alla scorsa estate, durante la quale la mia amica Elena ha trascorso una bellissima vacanza a Favignana.
Tipici souvenir di queste isole siciliane sono diventati proprio i braccialettini con la tartarughina e così Elena, da sempre attenta agli accessori colorati e soprattutto capaci di riportare alla memoria bei ricordi, non se li è fatta scappare.
Dopo aver postato su Instagram una foto, viene contattata da Carlotta.
Chi è Carlotta?
Beh la signora dei Tartarughini in persona!
Carlotta rivendicava l'originalità del suo prodotto a discapito di quello acquistato dall'ignara Elena che non era a conoscenza del fatto che esistesse una sorta di copyright !
Dopo un iniziale carteggio fra loro, mi hanno coinvolto per raccontare la storia a modo mio.

Carlotta e la sua famiglia sono veronesi di nascita e nel 1986 hanno avuto occasione di fare una vacanza a Lampedusa.
E' stato amore. Nel 1997 hanno deciso di investire e aprire proprio lì una boutique di abbigliamento, la boutique si chiama "La principessa delle isole".
Il braccialettino con le tartarughe nasce come gadget del negozio e poco alla volta conquista tutti! 
La tartaruga è ovviamente uno dei simboli di Lampedusa, perchè sulla spiaggia dell'Isola dei Conigli nidifica e riesce a sopravvivere.
E' una specie considerata vulnerabile vista la predazione cui vengono sottoposte le uova e quindi va protetta e in qualche modo anche questo piccolo gesto aiuta la sensibilizzazione sull'argomento.





Il materiale di cui sono fatte le tartarughine è la ceramica vetrificata (per renderle resistenti) e sono state realizzate su stampo esclusivo della famiglia di Carlotta, da maestri artigiani che si servono di tecniche molto antiche.
Il disegno della tartaruga è stato ispirato anche da un altro oggetto importante per la famiglia,  una piccola tartarughina in legno che un masai aveva regalato al nonno di Carlotta in Kenya.
Il nonno ora non c'è più, ma questo oggetto che ha aiutato a creare, porta anche la sua firma e veicola il suo ricordo.



Ormai il prodotto è diventato un vero e proprio oggetto da collezione e ogni anno ne vengono venduti decine di migliaia e proprio per andare incontro ai clienti abituali, ogni stagione vengono prodotte nuove versioni, come ad esempio quelle con le stelle in argento che abbiamo visto al polso di Elena

E ora veniamo alla nostra riflessione.
L'oggetto è di successo, è diventato anche il simbolo della manifestazione o' scia' organizzata da Claudio Baglioni e quindi che cosa accade quando un oggetto diventa un "oggetto del desiderio"?
Ecco che compaiono i fake, i falsi, gli inspired o come li volete chiamare!
Altri commercianti, bancarelle e ambulanti in spiaggia hanno iniziato a riprodurre e vendere -con scarsi risultati sul piano della qualità - il braccialettino con le tartarughe... e non solo a Lampedusa, ma anche nelle altre isole vicine.
Posso immaginare il disappunto e il fastidio di Carlotta e della sua famiglia nel vedere che un'idea in cui hanno messo cuore e anima, sia duplicata e falsificata nel più becero dei modi.
E anche se si dice che l'imitazione sia la più sincera delle adulazioni, non è forse vero che è più simile al furto che al complimento?
Ma si può in questo caso dare parte della colpa a chi acquista?
Io non credo che tutti sappiano che esista un originale a cui aspirare... (adesso voi lo sapete) quindi la responsabilità è tutta di chi produce le imitazioni, che dovrebbe mostrare un po' di rispetto per chi ha creato qualcosa dal nulla, avendo un'idea e riuscendo a tradurla in realtà!

Ha senso parlare di rispetto in queste cose? Oppure quando si parla di una potenziale forma di arricchimento, il rispetto è una pratica di altri tempi??
Ditemi la vostra e se andate a Lampedusa, portatemi un braccialettino!



PS: Se invece si decide di comprare una Birkin made in Hong Kong allora la colpa è nostra oltre che di chi le produce!

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6 commenti

  1. non sai quanto li amo. poi la storia li rende ancora più preziosi. (belle le storie raccontate da te!)

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  2. come sempre elena propone delle delizie! la invidio molto perchè, essendo io una compratrice compulsiva, alla fine non mi innamoro mai profondamente di qualcosa che ho comprato (oddio, ogni tanto sì), mentre lei sceglie accuratamente i suoi acquisti e ci mette passione (come in tutto il resto); quando indossa qualcosa, si vede che la ama e che non è il capriccio del momento! ale

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    1. Ale, se un corteggiatore usasse le tue stesse parole cadrei ai suoi piedi all'istante. La mia carta di credito vorrebbe solo che io mi innamorassi un po' meno profondamente :)

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    2. ma elenina, un uomo secondo me non può capire! ale

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  3. Pur detestando i falsi, che mi mettono proprio ansia, distinguerei - come giustamente fai tu - a seconda che sia possibile rendersi conto di acquistarne uno o meno.
    Un conto è la Chanel falsa acquistata dal venditore ambulante a Venezia (per dire), massima espressione del "vorrei ma non posso e allora via di imitazione" (terribile!!!!), un altro conto un innocuo braccialetto da spiaggia ... vai a sapere che dietro c'è una storia così bella, di familiare e di sole!!
    Insomma, ha fatto bene Carlotta a precisare ma nessuna colpa all'ignara acquirente.
    D'altra parte, la piaga del falso a tutti i costi ci rincorre in ogni istante. Ricordi i braccialetti di Cruciani? Dopo una settimana si trovavano ovunque ed al polso di chiunque. Io sarò pure snob, ma se inizio a vedere una simile massificazione modaiola mi passa la voglia di avere quell'oggetto, che pure mi in sé piace.
    Ilaria

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  4. "di familiare": volevo scrivere di famiglia, ops!

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